Cioccolato

Putizza bianca all'olio extravergine d'oliva

mercoledì, ottobre 30, 2013


Alcune settimane fa ho ricevuto un invito per partecipare a "ExtraDOLCEMENTE", un'iniziativa organizzata da "Dolcemente Pisa", per la quale veniva richiesto di proporre una ricetta dolce, che prevedesse l'impiego dell’olio extravergine d’oliva.
Ho scelto di partecipare, perché mi sembrava una sfida interessante, posto che vivo in una zona in cui buona parte delle preparazioni dolci prevedono l’impiego del burro.
Uno dei dolci "storici" della zona è la Putizza, dolce tipico a pasta lievitata, farcito con frutta secca e cioccolato, che tradizionalmente viene avvolto a chiocciola.
Il dolce, caratteristico delle giornate di festa, ha numerose versioni legate alle diverse tradizioni familiari, ma indubbiamente l’utilizzo del burro è una costante.
Ho pensato a una variante utilizzando per la sua realizzazione un olio extravergine del territorio, il Macké dell’Azienda Parovel, che ha la sua sede nel comune di S.Dorligo, in provincia di Trieste.
Il Macké è un fruttato medio, composto da Bianchera–Belica 10%, autoctona della provincia di Trieste, Leccino 50%, Pendolino 10%, Leccio del Corno 20% e Maurino 10%.
E' un olio equilibrato con sensazione iniziale di dolce, amaro e piccante di media intensità.
L'olio, quindi, va a sostituire nella ricetta il burro nell'impasto e arricchisce anche la farcitura.
In questo caso il ripieno diventa bianco per la presenza della ricotta e del cioccolato bianco, che assieme alle scorze d'arancia candite, le mandorle, i pinoli e le nocciole completano un dolce veramente goloso e sempre perfetto per le feste, magari come accompagnamento a una tazza di caffè o di tè.



Putizza bianca all'olio extravergine d'oliva
Ingredienti per una putizza di 26 cm di diametro circa
Per la pasta lievitata
lievito di birra 20 gr
farina 0 250 gr
farina 00 250 gr
zucchero 50 gr
latte alcuni cucchiai
olio extravergine d'oliva 80 gr (io ho scelto il MACKE’ dell'Azienda Parovel)
tuorli d'uovo 3
buccia di mezza arancia
latte intero 380 ml
chiare a neve 2
pizzico di sale di Pirano

Per la farcia
cioccolato bianco 150 gr
ricotta vaccina 300 gr
zucchero 40 gr
uova 2
olio extravergine d'oliva 25 gr (io ho scelto il MACKE’ dell'Azienda Parovel)
nocciole tritate 20 gr
pinoli 20 gr
mandorle tritate 40 gr
scorze d'arancia candite 40 gr
biscotti sbriciolati 4 cucchiai
buccia di mezza arancia
pizzico di sale di Pirano

Sciogliete il lievito in qualche cucchiaio di latte tiepido, aggiungete lo zucchero e la farina necessaria a ottenere una pastella morbida, che coprirete e terrete al caldo fino al raddoppio.
Nel frattempo lavorate i tuorli d'uovo, aggiungete la buccia d'arancia, un pizzico di sale, la farina, la pastella lievitata, l'olio a filo e infine il latte tiepido necessario a ottenere un composto nè troppo denso nè troppo morbido. Se lo ritenete necessario aggiungete ancora un po' di latte tiepido.
Lavorate la pasta a lungo, potete ovviamente aiutarvi con una planetaria. Completate l'involucro esterno del dolce aggiungendo le chiare montate a neve, create un panetto, che coprirete con pellicola trasparente e riporrete nella parte bassa del frigorifero per tutta la notte.
L'indomani mattina, fate alcune pieghe alla pasta: schiacciatela leggermente su un piano infarinato e portate i lembi esterni verso il centro, ridando al panetto una forma rotonda, coprite e fate lievitare per un'altra ora.
Nel frattempo preparate il ripieno: fate sciogliere a bagnomaria la metà del cioccolato bianco e mettetelo da parte. 
Montate i tuorli con lo zucchero, fino a quando saranno diventati spumosi, aggiungete la ricotta, l'olio d'oliva, la buccia d'arancia, un pizzico di sale, il cioccolato fuso ormai tiepido e lavorate fino a quando otterrete una crema, all'ultimo incorporate le chiare montate a neve.
Trascorso il tempo di lievitazione, stendete la pasta in un rettangolo non troppo sottile (35 cm x 30 cm), cospargete con i biscotti sbriciolati, distribuite il composto di ricotta e cioccolato, proseguite con la frutta secca (nocciole, mandorle, pinoli), le scorzette d'arancia e il cioccolato rimasto tagliato a pezzetti. Arrotolate la pasta, come fosse uno strudel e datele poi una forma a chiocciola.
Trasferite la putizza all'interno di uno stampo a cerniera rotondo, ricoperto da carta forno, e fate lievitare per un'ulteriore mezz'ora. Spennellate il dolce con un po' di latte e zucchero prima di porlo nel forno già caldo.
Cuocete per 50 minuti- un'ora a 180° nel ripiano centrale del forno con funzione statico e prima di toglierlo dal forno fate la prova dello stecchino.Se dovesse colorire troppo, copritela con dell'alluminio.
Sfornate, cospargete con ancora un po' di latte e zucchero e lasciate raffreddare.



Piatti "di famiglia"

Gulasch di carne d'ispirazione ungherese

giovedì, ottobre 22, 2009




Nella nostra famiglia, uno dei grandi piatti classici per l'autunno-inverno è il gulasch di carne.
Il gulasch ricetta di origine ungherese è ovviamente ben radicata sul nostro territorio ed è un piatto tradizionale, a cottura lenta.

L'utilizzo della pentola a pressione consente però di prepararlo nella metà del tempo, peraltro senza la necessità di sorvegliarlo troppo, e quindi, a mio modo di vedere, non rende l'operazione eccessivamente complicata.

Il gulasch ha poi altri due pregi:
1) si può preparare in anticipo, anzi direi che più "riposa", meglio è. Conservato chiuso in frigorifero, dopo uno-due giorni, dà veramente il meglio di sè.
2) con un po' di polenta o due patate lessate si completa e "risolve" il pasto.

Vi rimanessero due cucchiaiate di sugo, non buttatele, congelatele e alla prima occasione conditeci delle tagliatelle, vengono buonissime!



Gulasch di carne




Ingredienti per 4 persone

600 gr di carne di manzo tagliata a cubetti (muscolo)
60 gr di burro
2 cucchiai d'olio
450 gr di cipolle
2 cucchiaini di paprika
1 cucchiaino di cumino
½ cucchiaino di maggiorana
300 ml d'acqua
100 gr di concentrato di pomodoro
sale
pizzico di zucchero
1 cucchiaio di maizena, al bisogno




In una pentola fate appassire le cipolle con il burro e l'olio, unite la carne e fate rosolare per 10-15 minuti.
Unite la paprika, il cumino e la maggiorana tritata e salate.
Aggiungete il pomodoro stemperato nell'acqua con mezzo cucchiaino di zucchero. Conviene stemperare il concentrato in un po' d 'acqua e poi aggiungere quella rimasta.
Coprite e cuocete a fuoco lento per 2 ore circa o comunque fino a che il sugo si sarà addensato e la carne risulterà morbida.
Alla fine potete aggiungere un cucchiaio di maizena, stemperata bene in poca acqua, per addensare ulterioremente il sugo e renderlo più vellutato.

Come vi dicevo, generalmente io utilizzo la pentola a pressione riuscendo così a dimezzare i tempo di cottura.
Se volete fare lo stesso, procedete così: stufate la cipolla, unite le spezie e la carne e rosolatela.
Aggiungete l'acqua e il pomodoro, chiudete e calcolate 25 minuti dal sibilo.
Aprite e fate sobbollire lentamente per altri 20 minuti. Aggiungete un cucchiaio di maizena sciolto in un po' d'acqua e fate addensare.

Il piatto è ottimo con polenta o delle patate che potete cuocere, senza buccia, tagliate a pezzettoni direttamente nella carne durante gli ultimi 20 minuti di cottura.




Pane e focacce

Pane rustico con salsiccia e rosmarino

venerdì, ottobre 16, 2009




Come avrete visto da più parti, oggi si celebra il
e per l'occasione mi sono ispirata ad un pane particolare:
il "Pane de Frizze".

Pane di tradizione contadina, che si preparava dalle mie parti durante il periodo dell'uccisione del maiale, veniva realizzato con un misto di farina di segale e farina di frumento arricchita con i ciccioli di maiale, chiamati in dialetto "frizze".
Questo tipo di pane, ormai non si prepara quasi più, ma in qualche agriturismo locale si riesce talvolta ad assaggiare una versione, forse un po' più gradita a tutti, di questo alimento: il pane con la salsiccia.
Il pane viene molto buono e saporito, quella che leggerete di seguito è una mia personale interpretazione, in cui ho sostituito la farina di segale con quella integrale e ho scelto un'aromatizzazione al rosmarino.

Inutile dire che non è pane da signorine, ma, come avrete cominciato ad intuire, poche delle ricette di questa regione lo sono !!


Pane rustico con salsiccia e rosmarino


Ingredienti per 2 pagnotte:

250 gr di farina 0
250 gr di farina integrale
30 gr di lievito
250 ml di latte
125 ml di acqua
1 cucchiaino e 1/2 di sale
1 cucchiaino di zucchero
100 gr di salsiccia rosolata brevemente
2 cucchiaini rasi di rosmarino secco


Mettete la miscela di farine in una scodella e formate la fontana.
Sbriciolate il lievito nell'acqua tiepida cui avrete unito lo zucchero e versate nella fontana, spargete il sale nell'incavo e aggiungete, il rosmarino, il latte e la salsiccia saltata in padella.
La salsiccia deve essere leggermente dorata. Evitate di cuocerla troppo altrimenti seccherà eccessivamente. Io preferisco togliere il grasso, ma non la asciugo completamente. Per intenderci la scolo con un mestolo forato, ma non la passo sulla carta assorbente, perchè mi piace che insaporisca un po' l'impasto.
Formate una palla e lasciatela lievitare coperta per 1 ora circa.
Una volta che la massa sarà lievitata, spostatela sulla spianatoia infarinata e create 2 filoncini.
Tagliate con delle forbici i lati lunghi, allo scopo di creare l'effetto di una spiga.
Lasciate lievitare per altri 20 minuti, e poi infornate a 200° nel forno statico per 30 minuti circa.

Colazione - Merenda

Buchtel - Sgonfiotti ripieni di marmellata di albicocche

mercoledì, ottobre 14, 2009

Ho visto che Giulia ha lanciato assieme a Macchine Alimentari la sua prima raccolta “Sunday morning”, e mi è piaciuta da subito anche perché come avrete già capito dal nome del mio blog attribuisco al primo pasto della giornata una rilevanza particolare.

Le parole di Juls’ circa la colazione della domenica, mi hanno fatto tornare in mente la mia infanzia e la gioia di quella giornata.
Mio padre allora gestiva un supermercato, e durante la settimana puntava la sveglia alle 5:30: la colazione era faccenda riservata alle donne, io, mia madre e mia sorella.
La domenica però tutto cambiava: finalmente la famiglia si riuniva, papà ascoltava il terzo canale della filodiffusione (esiste ancora?), la musica classica faceva da sottofondo alla colazione, la mamma preparava la sala da pranzo e usava le tazze “belle”. Era un momento speciale, in cui ci si raccontava, si rideva e si godeva della tranquillità di quella giornata dedicata al riposo.

Spesso c’era qualche dolce fresco, prevalentemente dolci di tradizione: un Kuguluf marmorizzato, uno strudel, dei Buchtel, del pane al latte appena sfornato, …del pane se ne occupava la nonna; ricorderò sempre il profumo che saliva dal piano di sotto e ci faceva attendere con impazienza la prima sfornata.
Il pane tiepido, che mangiavo spalmato con il burro e cosparso di zucchero.
Ma i Buchtel, ah … i Buchtel erano i miei preferiti, degli “sgonfiotti" di pasta dolce che celavano un goloso ripieno di marmellata di albicocche.

E così ecco qua la nostra ricetta dei Buchtel, quella di casa nostra con una mia piccola variante “moderna”, in cui il latte viene sostituito dal buttermilch, altresì detto latticello.


Buchtel


Ingredienti per 12 BuchtelTeglia rettangolare 25 cm X 18 cm

30 gr di lievito
500 gr di farina
60 gr. di burro
250 ml. di latte che io ho sostituito con pari quantità di latticello o buttermich
2 uova
80 gr di zucchero
1 cucchiaio di rum
un pizzico di sale
150 gr ca. di marmellata di albicocche

Per la finitura
20 gr di burro fuso
1 uovo (facoltativo)


Stemperate in un pentolino il lievito sbriciolato con un cucchiaio di zucchero e il latte tiepido e aggiungete 150 gr di farina. Coprite e fate lievitare al caldo.
Quando la pastella avrà raddoppiato il suo volume, aggiungete un uovo alla volta, poi la farina rimanente setacciata (350 gr), il sale e lo zucchero, sempre procedendo lentamente con piccole quantità. Incorporate a questo punto il rum e da ultimo il burro fuso, tiepido, poco per volta, fino a quando sulla superficie della pasta si formeranno delle bollicine.
Potete ovviamente utilizzare “moderni” ausili, come planetarie o macchine del pane, e sarà un gioco da ragazzi.
Lasciate lievitare la massa coperta fino a che avrà raddoppiato il suo volume.
Stendete l’impasto su un piano infarinato, e create un rettangolo alto 1 cm circa.
Ricavate dei rettangoli di 14 cm x 7 cm, ne dovrebbero uscire circa 12.
Ponete al centro di ciascun rettangolo un cucchiaino di marmellata, chiudete a metà ottenendo un quadrato, quindi prendete i 4 angoli e uniteli verso il centro. Tenendo fissa la parte alta, girate le 4 punte in senso orario allo scopo di sigillare bene lo sgonfiotto.

Otterrete una specie di pallina, che ungerete con del burro fuso lungo tutta la circonferenza e posizionerete, con la parte "brutta" rivolta versoil basso, in una teglia precedentemente ricoperta con carta forno. Proseguite così con tutti i pezzi di pasta.
Nella nostra famiglia i Buchtel si preparano in una teglia rettangolare, altri invece preferiscono uno stampo rotondo, ottenendo un effetto simile a quello della torta delle rose.Completato lo stampo, lasciate lievitare, coperto e al riparo da correnti d’aria per un’altra mezz’ora, poi spennellate con dell’uovo sbattuto e informate a 180° per 30 minuti circa.
Se il dolce tende a colorire troppo, copritelo con un foglio di alluminio.Un volta sfornato, lasciate riposare il dolce brevemente, quindi estraetelo dalla teglia e ponetelo su una gratella a raffreddare.E’ un dolce rustico in cui i pezzi si staccano facilmente con le mani, operazione che generalmente fa impazzire di gioia tutti i bambini.


Alcune note:


  • 1) La pasta non risulta troppo dolce visto che viene farcita con della marmellata, quindi tenetene conto ed eventualmente aumentate di qualche decina di grammi la quantità di zucchero se preferite un involucro più zuccherino.
  • 2)Il dolce si conserva morbido al massimo per un paio di giorni, avendo l’accortezza di metterlo in un sacchetto da freezer. Eventualmente scaldatelo brevemente al forno prima di servirlo.
  • 3) Qualora voleste sfornare dei Buchtel caldi al mattino senza alzarvi all’alba potete procedere in questo modo:la sera realizzate la ricetta fino al punto in cui gli sgonfiotti vengono sistemati nella teglia e riponeteli in frigorifero, coperti, per tutta la notte. Al mattino accendete il forno, togliete la teglia dal frigorifero e mettetela a temperatura ambiente fino a che il forno arriva in temperatura. Quando il forno è caldo, spennellate i dolci con l’uovo e infornateli.

  • Piatti "di famiglia"

    Peperoni stufati - Papriche in tecia

    domenica, luglio 05, 2009

    Erano gli inizi degli anni '60, mio nonno, costruttore edile, aveva finalmente realizzato la casa dei suoi sogni.

    Aveva scelto il terreno, disegnato e costruito la casa in cui poi era andato a vivere con la sua famiglia. Era una casa a più piani con appartamenti distinti, così quando mio padre si sposò, il problema dell'abitazione non si pose neanche, anche lui sarebbe vissuto lì con la sua famiglia.. e così fu.

    Sono nata e cresciuta in quella casa: una bella casa con un grande giardino, una casa in cui le porte erano sempre aperte e di giorno si viveva molto assieme.


    Molti dei miei ricordi d'infanzia si legano ai profumi, soprattutto quelli della cucina, nella mia famiglia in effetti si è sempre cucinato molto: il profumo delle mele e della vaniglia degli strudel durante le feste, il pane al latte appena sfornato la domenica mattina, il capretto al forno del giorno di Pasqua.

    Il piatto di cui vi scrivo oggi è legato al caldo dell'estate e a uno di questi profumi. I peperoni stufati della nonna, quell'aroma persistente che saliva dalle scale e che mi faceva correre da lei per chiederle un assaggio. Lei mi diceva sempre: " ma no Sabrina, li ho appena preparati, bisogna farli riposare! " e me ne metteva un po' su un piattino perchè li gustassi più tardi.

    La pazienza in cucina, uno dei suoi inconsapevoli ( forse?) insegnamenti.

    Proprio perchè il riposo è essenziale, io li preparo la sera (quando peraltro fa più fresco) e li servo il giorno seguente. Dopo il riposo i pezzetti di verdura si avviluppano morbidamente tra di loro e secondo me sono buonissimi... anche piluccati freddi dal frigo.

    Con questa ricetta partecipo alla raccolta " Red Hot Chili Peppers" di Exei Gousto!

    Peperoni stufati - Papriche in tecia


    Ingredienti per 4 persone

    800 gr di peperoni gialli
    70 ml di olio extravergine di oliva
    2 cucchiai di prezzemolo tritato
    sale

    Lavate i peperoni, togliete i semi e i filamenti interni e tagliateli a pezzi di medie dimensioni. Scaldate in un tegame l’olio e versateci i peperoni, mescolate e cuocete a fuoco moderato per 15 minuti a tegame coperto. Controllate di tanto in tanto ed eventualmente date una mescolata. Passati 15 minuti, togliete il coperchio, salate e continuate la cottura con il fuoco al minimo per altri 45 minuti circa o comunque fino a che i peperoni saranno diventati morbidi. Spegnete e aggiungete il prezzemolo. Lasciate riposare e solo dopo aggiustate eventualmente di sale, rischiate altrimenti di compromettere il piatto.

    Ricette triestine

    Cevapcici – Polpettine balcaniche di carne con salsa ajvar

    domenica, maggio 10, 2009

    Con l’arrivo della primavera si dà ufficialmente il via al periodo delle grigliate. Qui a Trieste ogni buon pranzo alla brace prevede necessariamente i cevapcici, saporite polpettine cilindriche tipiche della cucina balcanica da servire con cipolle e salsa ajvar.
    La ricetta che vi propongo non è quella originale, che potete trovare con facilità in internet, ma è una mia versione, per così dire ammansita. L’aglio viene sostituito con lo scalogno e la carne di agnello con quella di vitello. Il piatto rimane saporito, ma a mio modo di vedere ci guadagna in digeribilità.

    Cevapcici – Polpettine balcaniche di carne con salsa ajvar

    Ingredienti per 4 persone

    300 gr macinata di vitello
    300 gr macinata di manzo
    300 gr macinata di maiale
    2 cucchiai Paprika Dolce
    ½ cipolla piccola
    2 scalogni
    maggiorana
    noce moscata
    1 bicchiere scarso di birra
    sale
    pepe
    olio


    A causa di un’intolleranza all’aglio in famiglia, ho modificato la ricetta utilizzando cipolla e scalogno: se non avete questi problemi potete andare sul “classico” e usare 1 cipolla piccola e 1 spicchio di aglio tritati fini.

    Tritate finemente la cipolla e lo scalogno e mescolateli in una terrina capiente assieme ai tre tipi di carne macinata e alle spezie. Aggiungete quindi, gradatamente la birra, mescolando e facendo amalgamare per bene il composto.
    Formate con le mani inumidite dei salsicciotti piuttosto lunghi e grossi quanto un dito. Generalmente io seguo lo stesso procedimento degli gnocchi utilizzando il tavolo come piano d’appoggio. A questo punto tagliate dei bastoncini di circa 8 cm, mi raccomando non fateli troppo piccoli, perché in cottura tendono a restringersi.
    Disponeteli su un vassoio e poneteli in frigorifero fino al momento di cuocerli. Oliate i cevapcici e cuoceteli sulla piastra o sul barbecue ben caldi.
    Servite con anelli di cipolle crude o grigliate e salsa ajvar.

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    Ricette triestine

    Salsa Ajvar

    domenica, maggio 10, 2009

    La salsa Ajvar è una buona salsa di peperoni, da spalmare sul pane o da usare come accompagnamento a piatti di carne.

    Salsa Ajvar

    Ingredienti per 4 persone

    600 gr di peperoni rossi grandi (circa 3 pezzi)
    1 melanzana
    ½ cucchiaino di peperoncino in polvere ( o anche un po’ di più, dipende dai gusti)
    sale
    pepe
    aceto bianco
    50 ml. di olio extravergine d’oliva


    Lavate i peperoni preparateli in modo tale da potergli togliere la pelle. Solitamente io li inforno a 180° fino a che la pelle inizia a staccarsi facendo delle bolle, ma in alternativa potete grigliarli o porli direttamente sul gas, girandoli di tanto in tanto, aspettando che abbrustoliscano. L’ultima strada è quella che utilizzo di meno, perché poi per togliere la cenere e le macchie ci vuole più tempo che a preparare tutta la ricetta!
    Comunque a voi la scelta. Una volta abbrustoliti i peperoni, metteteli ancora caldi in un sacchetto di plastica o di carta (è lo stesso) e chiudete bene. Il vapore farà staccare la pelle senza difficoltà.

    Nel frattempo ponete sul fuoco una pentola con acqua e aceto (2 parti d’acqua e 1 d’aceto, per una melanzana è sufficiente: ½ l. d’acqua e ¼ l. d’aceto), portate ad ebollizione e poi aggiungete la melanzana sbucciata e tagliata in 4 parti. Cuocete fino a che diventa morbida.

    Mettete in un mixer la melanzana e i peperoni privati dei semi e della pelle, e frullate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo.

    In un tegame, riscaldate l’olio d’oliva, unite la crema di melanzane e peperoni, aggiustate di sale e pepe e aggiungete il peperoncino. Fate cuocere, mescolando spesso per 45 minuti circa. Si conserva, chiuso in frigo, per 3-4 giorni.

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    Antipasti

    Liptauer - Spuma di formaggio all'ungherese

    sabato, aprile 18, 2009


    Il Liptauer, diffuso nella cucina ungherese, austriaca e slovena, entra di riflesso anche tra le ricette triestine; si tratta di una spuma di formaggio aromatizzata, da spalmare sul pane.
    Nella seconda metà dell’Ottocento la base della preparazione era costituita dal formaggio spalmabile di pecora “bryndza”,originario della Romania, ma molto diffuso nei Balcani e prodotto anche in Slovacchia.
    A Trieste il “bryndza” è stato gradualmente sostituito dalla ricotta, che viene passata al setaccio e mescolata a del burro a crema, e poi aromatizzata con sale, pepe, paprica, cumino, senape, erba cipollina, capperi, cipolla e acciughe.

    Liptauer - Spuma di formaggio all'ungherese

    Ingredienti

    250 gr di ricotta di mucca o di pecora
    50 gr di burro a crema
    1 cucchiaino di paprica
    1 cucchiaino di cumino ridotto in polvere
    1 cucchiaino e ½ di senape
    1 cucchiaino di capperi dissalati
    ½ cipolla
    1 acciuga dissalata
    erba cipollina
    sale
    pepe

    Montate con delle fruste elettriche il burro a crema e aggiungete via via la ricotta, fino ad ottenere un composto omogeneo e ben amalgamato.
    Tritate finemente la cipolla, i capperi e l’acciuga e unite il trito alla crema di formaggio.
    Unite la paprica, il cumino, la senape, l’erba cipollina e aggiustate di sale e pepe.
    Generalmente la spuma viene servita su fette di pane scuro, ma nulla vieta di preparare dei biscotti salati o utilizzare dei cracker.


    Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Betty " Invito a cena"

    Pasqua

    Prosciutto in crosta

    venerdì, aprile 10, 2009

    Il prosciutto cotto triestino, noto localmente come “Cotto Caldo”, (servito magari con kren, o rafano come dir si voglia, grattugiato), la pancetta di tutti i tipi (cruda, cotta, affumicata, pepata), le salsicce di vienna e di cragno, s’impongono con forza tra i prodotti tipici di Trieste, la città in cui vivo.
    Il modo di preparare il prosciutto di Praga, cuocendolo all’interno di una crosta di pane, è stato fatto conoscere a Trieste dalle donne dell’Est Europa, che venivano in città a servizio o al seguito di famiglie di imprenditori e commercianti.
    Questo metodo di preparazione permette di ottenere una crosta croccante, insaporita degli aromi del prosciutto, e al suo interno una carne morbida.
    Nel periodo Pasquale, si reperiscono con facilità i cosiddetti “prosciuttini pasquali”, che altro non sono che il cuore della coscia, dal peso approssimativo di 1 kg, e, proprio per le loro dimensioni, consentono di realizzare un “cotto caldo in crosta” anche a casa. Io li preparo nella versione tradizionale, avvolti in crosta di pane, ma nulla vieta di utilizzare della pasta sfoglia.


    Con questa ricetta partecipo al contest di Pasqua di Donatella sponsorizzato da Esperya





    Ingredienti

    1 prosciutto cuor di coscia
    450 gr di pasta di pane
    senape
    rosmarino


    Togliete l’involucro e la rete (mi raccomando!) che ricopre il prosciutto, asciugatelo con della carta assorbente. Stendete la pasta di pane, spalmatela con la senape e cospargete con il trito di rosmarino. Posizionate il prosciutto sulla pasta e ricopritelo.
    Nella versione tipica, non sono necessari decori, ma poiché mi piace soddisfare anche la vista, di solito lo abbellisco con la pasta di pane rimasta.



    Cuocetelo in forno a 180° per circa 1 ora.


    Una volta cotto, tagliatelo a fette e servitelo con patate novelle al forno e salsa al kren. In alternativa la radice può anche essere grattugiata fresca.




    Potete realizzare lo stesso piatto con del carré affumicato.



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    Ricette triestine

    Salsa al kren

    giovedì, aprile 09, 2009

    La salsa di kren (o rafano che dir si voglia) è una ricetta che ho imparato dalla mia nonna. Questa salsa può essere servita come accompagnamento a dei wurstel o del lesso, ma si sposa benissimo anche con il prosciutto cotto.
    I puristi direbbero che la radice va grattugiata a mano, ma francamente la trovo una pratica impossibile se non con l’ausilio di un paio di occhialini da piscina o una maschera da sub, quindi generalmente taglio la radice a pezzetti e poi la passo al mixer.
    Avete presente cos’è affettare delle cipolle? Beh è nulla rispetto a grattugiare una radice di kren che, infida, oltre a colpire gli occhi, ti annienta anche le narici.
    Quando la mangi però, è come una droga: la assaggi, inspiri, prendi fiato, ma poi non resisti e via di nuovo con un altro boccone.
    In questa versione della nonna, la salsa viene “ingentilita” con un po’ di zucchero, giusto per renderla un po’ più abbordabile al palato. Si può mangiare sia calda, sia a temperatura ambiente e si conserva chiusa in frigorifero per un paio di giorni.

    Ingredienti


    50 gr di kren (rafano) grattugiato
    30 gr di pane grattugiato
    25 gr di burro
    250 ml di brodo
    1 cucchiaio di aceto bianco
    2 cucchiai di zucchero

    Fate rosolare in un tegamino il pane grattugiato nel burro, aggiungete quindi tutti gli altri ingredienti e fate cuocere a fuoco lento per 15 minuti circa, mescolando spesso fino a che si formerà una salsetta densa.

    Domani vi “posto” il mio accompagnamento preferito per la salsa al kren …

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    Cioccolato

    Rigojanci

    giovedì, aprile 02, 2009


















    Domani è il compleanno del mio papà e quindi un "dolcetto", come dice lui, è d'obbligo. Ho pensato di andare su qualcosa di classico e super cioccolatoso. E' un dolce di origine ungherese, tipico delle nostre zone, un dolce speciale, con una storia affascinante.

    Era la fine del 1800, lei era una principessa, e lui un famoso violinista zigano. Lui suonava il violino in un ristorante di Vienna, mentre lei cenava con il marito, il principe belga Chimay. Rigó Jancsi la sedusse e la sposò. Il loro matrimonio suscitò scalpore in tutto il mondo. Si narra che Rigó creò assieme ad un pasticcere una torta succulenta, ricca di cioccolato per sorprendere l’amata Clara. L’iddilio non durò a lungo e ben presto la principessa si innamorò di un altro uomo. Rimane, a ricordo di questo fugace amore, quella che a Trieste viene chiamata la Rigojanci.


    Ingredienti

    Per la base:
    3 uova, 60 gr di zucchero, 60 gr di farina, 20 gr. di cacao in polvere ( una volta cotta la base, io ne ho usata solo la metà e con i quantitativi di crema indicati qui sotto ho ottenuto 9 porzioni di dolce)



    Per la crema:
    125 gr cioccolato fondente al 75%, 1/2 l. di panna, 75 gr di zucchero



    Per la glassa:
    75 gr di cioccolato fondente, 15 gr burro




    Preparazione



    Separate i tuorli dagli albumi. Montate i tuorli con metà dello zucchero, fino a che diventano gonfi e bianchi.

    Montate a neve le chiare con i rimanenti 30 gr di zucchero e aggiungete al composto, in cui verserete anche la farina e il cacao setacciati.

    Distendete il composto su una grande teglia da forno (20 cm x 30 cm) ricoperta da carta da forno e cuocetelo a 180° per 8-10 minuti. Quando è pronto, infarinate la superficie della pasta, voltatela su un piano e lasciatela raffreddare.
    Nel frattempo, fate bollire, la panna con lo zucchero e il cioccolato. Fatela raffreddare completamente.
    Una volta che il composto è ben freddo, montatelo a crema.



    Utilizzate metà della base ottenuta e dividetela in due parti uguali. L'altra metà potete utilizzarla per altre preparazioni oppure potete raddoppiare la dose di crema ed ottenere così 18 fette di dolce.


    Su una delle due parti spalmate il cioccolato fondente sciolto con il burro.

    Ricoprite l'altra parte con la crema al cioccolato e lasciate riposare in frigo il composto per farlo solidificare un po'.

    Successivamente coprite con la parte glassata e rimettete in frigo a raffreddare.
    Una volta che la torta è ben fredda, tagliatela a pezzi di 5 cm x 5cm con un coltello immerso in acqua calda ed asciugato accuratamente.
    Alcuni usano spalmare lo strato di copertura con un velo di marmellata di albicocche prima di passare alla fase di glassatura.

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